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NOVITÀ NORMATIVE

FEDERALISMO MUNICIPALE: NUOVO ROUND.

Un «via libera» scontato, dati i numeri della maggioranza a palazzo Madama. Ma che il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, e il leader della Lega, Umberto Bossi, hanno voluto salutare con dichiarazioni di un certo peso. Il Senato ha approvato ieri mattina la risoluzione di Pdl e Lega sul federalismo municipale (157 sì, 124 no e 2 astenuti) e il ministro delle Riforme dichiara felice di sentirsi la grande riforma «già in tasca», respingendo come «stupidaggini» le preoccupazioni sollevate l'altro ieri dalla Corte dei conti su un sistema di fisco decentrato capace di portare con sè maggiore corruzione nella Pa.
Della stessa convinzione Silvio Berlusconi, secondo il quale con il federalismo fiscale ci sarà «un controllo più capillare» sui contribuenti: è una riforma chiave per la modernizzazione del nostro sistema - ha aggiunto il premier parlando agli stati generali di Roma - «perché con essa abbiamo provveduto a correggere il grave difetto di impostazione della riforma precedente del federalismo amministrativo del 1997, e la riforma del Titolo V varata nel 2001 con quattro voti di scarto alla Camera a fine legislatura; provvedimenti che possiamo definire zoppi perché ampliarono le prerogative di regioni ed enti locali ma senza attribuire loro le fiscalità che sono proprie del federalismo fiscale».
Il Senato ha respinto tutte le risoluzioni presentate dalle opposizioni di sinistra (che ha contestato l'eccesso di delega) e di centro (per Udc e Idv aumenterà la pressione fiscale, mentre il Terzo polo parla anche di mancanza di copertura) a questo quarto decreto attuativo che martedì prossimo, primo marzo, verrà riproposto alla Camera con la stessa prassi: comunicazione del governo, dibattito e voto (molto probabilmente con fiducia) su una risoluzione della maggioranza.
Finisce così il lungo percorso di un testo su cui maturò il fatidico pareggio (15 a 15) in bicameralino il 3 febbraio scorso e che poi il governo volle varare a tutti i costi incontrando però lo stop del Quirinale. L'articolato, come aveva già detto due giorni fa il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, non subirà ulteriori modifiche, visto che nel corso dell'esame in bicameralina sono già stati cambiati 50 dei 70 commi, soprattutto per andare incontro alle richieste dell'Anci.
Il fisco municipale sostituirà, a regime, 11 miliardi di trasferimenti statali ai comuni con un mix di tributi propri e compartecipazioni, e ridurrà da 18 a 10 i tipi di imposte cui si aggiungerà, dal 2014 l'Imu propria e secondaria. Sempre dal 2014, dopo una fase transitoria, sarà a regime anche il fondo perequativo che garantirà il 100% di copertura delle funzioni fondamentali dei comuni meno ricchi.
Una volta pubblicato in Gazzetta, il decreto legislativo farà invece scattare subito la cedolare secca sugli affitti, a valere dall'inizio del 2011. Riguarderà i soli immobili affittati a uso abitativo. Al posto dell'attuale tassazione Irpef e dell'imposta di registro, arriva un prelievo fisso del 21% (al 19% per i canoni agevolati). La convenienza ad utilizzare la cedolare scatta per chi ha redditi sopra i 15.000 euro (ma sopra i 28.000 euro per i canoni agevolati) e rimarrà comunque possibile continuare a tassare il reddito da affitto con l'Irpef.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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