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NOVITÀ NORMATIVE

COMPARTECIPAZIONE IVA IN DUE FASI.

La fetta di compartecipazione Iva a cui ciascun comune avrà diritto col federalismo fiscale sarà all'inizio attribuita sulla base del gettito regionale dell'imposta suddiviso per il numero di abitanti. Solo in un secondo momento si passerà a calcolare le quote di spettanza dei sindaci su base provinciale. E in ogni caso si tratterà di un processo «graduale» che richiederà «un progressivo adeguamento delle capacità amministrative e gestionali».
Illustrando alla camera i contenuti del dlgs sul fisco municipale, il ministro della semplificazione, Roberto Calderoli, ha rassicurato che il passaggio dei comuni al federalismo sarà un processo non traumatico. La riforma, però, ha precisato il ministro, deve entrare in vigore subito perché i municipi «ne hanno bisogno per poter presentare i bilanci di previsione 2011».
Fino a quando il decreto non sarà entrato in vigore, infatti, non potrà partire il timing che dovrà portare nell'arco di due mesi alla definizione delle nuove aliquote dell'addizionale Irpef (sbloccate sotto la soglia dello 0,4%). E senza certezze sulle entrate chiudere i bilanci sarà praticamente impossibile. Calderoli questo lo sa bene, ma, parlando a Montecitorio, non ha fatto mistero di non gradire l'ipotesi, sempre più probabile, di un ulteriore slittamento dei termini per i preventivi dal 31 marzo al 31 maggio. «È assolutamente necessario che le ulteriori proroghe, benché giuridicamente fattibili, debbano essere evitate o comunque limitate», ha osservato. «I comuni devono avere certezza sia delle risorse disponibili, sia dei relativi tempi».
Sul primo aspetto il ministro ha rivendicato l'inserimento nella legge di conversione del dl milleproroghe (legge n.10/2011) della norma che ha sbloccato il trasferimento ai municipi, entro fine marzo, di un acconto pari a quanto versato nel primo trimestre del 2010, ossia circa 3 miliardi di euro.
Sul secondo aspetto, invece, i sindaci sono tornati a chiedere al ministro di fare presto e soprattutto di mettere a disposizione degli enti locali «strumenti operativi concreti senza i quali il decreto rischia di essere inattuato».
Il riferimento è al catasto, all'accesso alle banche dati nazionali e alla creazione di una anagrafe dei contribuenti locali. «Sarebbe inaccettabile un atteggiamento ostruzionistico», ha messo in guardia l'Anci in una nota, «che avrebbe il solo scopo di mantenere le cose come stanno lasciando allo stato le competenze su questi temi così delicati». L'Associazione guidata da Sergio Chiamparino, alla vigilia del voto della camera, ha chiesto al governo «un salto di qualità che porti alle integrazioni degli strumenti e delle politiche, senza cui sarà impossibile fare attività anti-evasione fiscale o controllare meglio la base imponibile dell'Imu».
E proprio per accelerare al massimo i tempi di approvazione del decreto, Umberto Bossi e Roberto Calderoli hanno deciso di portare già domani il testo in consiglio dei ministri per il varo definitivo. Nonostante la legge delega (n. 42/2009) imponga di aspettare almeno un mese dalla trasmissione al parlamento (avvenuta il 15 febbraio). Prima però l'esecutivo dovrà incassare oggi pomeriggio il sì della camera, impresa non difficile, vista la costante crescita dei numeri della maggioranza a Montecitorio, ma non a rischio zero. Motivo per cui il governo ha deciso di porre la questione di fiducia («meglio stare sicuri», ha ammesso il Senatùr) sulla risoluzione di maggioranza che ricalcherà le comunicazioni rese da Calderoli.
La decisione di fare ricorso alla fiducia è stata duramente contestata dal segretario del Pd, Pierluigi Bersani. «È un record», ha denunciato, «40 voti di fiducia significano un cambiamento di fatto dei meccanismi democratici. Questo federalismo è un pasticcio, l'incrocio fra le esigenze politiche di Berlusconi e della Lega sta facendo deragliare la riforma».
Il ministro della semplificazione, però, la vede diversamente. «La fiducia? È il suggello di un governo riformista», ha replicato. «Ci è stato chiesto di fare un passaggio parlamentare e il voto di fiducia è la massima espressione della solennità dell'aula».
FONTE: ITALIA OGGI

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