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NOVITÀ NORMATIVE

TAGLIO 10% AI REVISORI: I PROFESSIONISTI DICONO NO!

I professionisti impegnati negli enti pubblici come revisori dei conti, e quelli che siedono nei collegi sindacali delle realtà che ricevono finanziamenti pubblici, non devono essere coinvolti dai tagli ai compensi imposti ad ampio raggio dalla manovra estiva del 2010. Lo sostiene, regole alla mano, il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, che con tre note interpretative diffuse ieri agli ordini territoriali ha affrontato uno dei capitoli più intricati dell'austerità disciplinata dal Dl 78 del 2010.
Il primo dei tre documenti, predisposti dalle commissioni di studio sugli enti pubblici sotto la guida di Giosuè Boldrini, mette sotto esame la situazione dei revisori dei conti negli enti locali. La Corte dei conti, con due pronunce delle sezioni regionali di controllo per la Lombardia e la Toscana, ha sostenuto che anche i revisori rientrano nel taglio del 10% ai compensi imposto agli «organi di indirizzo, direzione e controllo» dall'articolo 6, comma 3 della manovra.
Non solo: i magistrati toscani hanno specificato che la riduzione del 10% deve essere operata anche a chi aveva già in precedenza alleggerito per scelta autonoma i compensi, perché il riferimento è alle somme effettivamente percepite e non ai massimi di legge. Il Consiglio nazionale propone una lettura diversa, basata sul fatto che i revisori non sono «organi di controllo», in quanto secondo il testo unico degli enti locali annovera tra questi i controllori interni (per esempio i nuclei di valutazione) e, tra gli esterni, la Corte dei conti (articoli 147 e 148 del Dlgs 267/2000). Nemmeno i revisori possono essere considerati «titolari di incarichi», perché la loro attività non si svolge «nell'interesse esclusivo del committente», ma nell'interesse pubblico.
A motivare l'opposizione dei professionisti ci sono poi ragioni di merito: i compensi di riferimento (si va dai 2.060 euro all'anno per i comuni più piccoli ai 17.680 delle città con più di 500mila abitanti) sono stati fissati nel 2005 e non sono mai stati sottoposti all'aggiornamento triennale, pure previsto dalla legge. Insomma - sostiene il Consiglio nazionale - la categoria ha già dato, mentre la promessa bipartisan di restituire il collegio nei comuni fra 5mila e 15mila abitanti è rimasta finora inattuata.
Le altre due note interpretative, con argomenti simili fra loro, si oppongono al tagli del 10% ai sindaci delle società pubbliche (articolo 6, comma 6 del Dl 78/2010) e alla gratuità delle prestazioni per i revisori di enti che ricevono finanziamenti pubblici (articolo 6, comma 2). I compensi del collegio sindacale sono fissati dal Codice civile (articolo 2402), mentre quelli dei revisori (enti locali esclusi) sono regolati dal Dlgs 39/2010 (che ha attuato la direttiva Ue sulla revisione). Secondo questa norma «il corrispettivo per l'incarico di revisione legale è determinato in modo da garantire la qualità e l'affidabilità dei lavori»; concetti che la gratuità, frettolosamente infilata in una norma già soggetta a numerose correzioni, non può certo garantire.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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