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NOVITÀ NORMATIVE

BILANCI COMUNALI: CANTIERE APERTO!

Il via libera al federalismo municipale non scioglie gli interrogativi dei sindaci sui bilanci comunali, che aspettano dal Viminale un nuovo rinvio al 31 maggio, dato per certo. Anche le ultime novità sull'Iva, che per dribblare l'assenza dei dati provinciali sarà distribuita su base regionale, in proporzione al numero di abitanti di ogni comune, non offrono per ora certezze alla colonna delle entrate.
I punti da chiarire per poter costruire bilanci comunali su basi non troppo fantasiose sono sei, e mettono in gioco la destinazione di 12 miliardi di euro: sulla compartecipazione Iva, che nel 2011 deve garantire ai sindaci 2,9 miliardi, i numeri del gettito prodotto in ogni regione dai consumi effettivi registrati dal quadro Vt delle dichiarazioni sono ancora nelle mani del ministero dell'Economia, che deve ancora trasmetterli agli amministratori locali.
«Questo silenzio è preoccupante – sottolinea Angelo Rughetti, segretario generale dell'Anci –; probabilmente occorre qualche controllo ulteriore, ma bisogna fare in fretta». Il nodo delle entrate da Iva assegnate a ogni comune si intreccia con il «fondo sperimentale di riequilibrio» che da quest'anno, e fino al 2013, è chiamato a ridurre i dislivelli fra comuni ricchi e comuni poveri prodotto dal nuovo quadro delle entrate.
Nel fondo, secondo il meccanismo previsto dal decreto, dovrebbero confluire i circa 8 miliardi di tributi immobiliari devoluti ai comuni, dal 30% delle imposte di registro e ipocatastali al 21,7% della cedolare secca, ma sarà un decreto di Viminale ed Economia a stabilire la quota da girare a ogni municipio: al momento si sa che il 30% del Fondo sarà distribuito a ogni comune in base alla popolazione, e il 20% di quello che resta sarà riservato ai piccoli comuni che esercitano le funzioni in forma associata e alle isole con un solo comune. Restano da decidere, però, i criteri che guideranno il restante 56% (si veda la scheda) del fondo, anche perché una fetta di queste risorse dovrà rimanere nel comune dove si produce il gettito.
Passa da qui una scelta essenziale sul tasso di federalismo da imprimere al debutto della riforma, che ovviamente crescerebbe con il peso di questa «territorialità»; d'altra parte, l'assenza dei fabbisogni standard (che saranno fissati progressivamente dal 2012 al 2014) spinge gli enti locali a chiedere che siano garantiti a ciascuno i livelli di entrate del 2010, al netto dei tagli, perché una distribuzione alternativa non sarebbe basata sulla meritocrazia dei conti ma solo sulla capacità fiscale dei territori. «Al governo – sottolinea in ogni caso Rughetti – chiediamo di lavorare da subito al provvedimento, per non impiegare tutti i 45 giorni di tempo previsti dal decreto e permettere ai comuni di avere il prima possibile un quadro chiaro sui conti».
A chiedere di tagliare i tempi è anche il meccanismo dei trasferimenti, che da quest'anno devono cedere il passo a tributi e compartecipazioni federaliste. La rata di marzo è stata sbloccata dal Milleproroghe, ma per evitare di complicare il gioco dei conguagli fra quanto spetta a ogni ente con il vecchio e con il nuovo meccanismo occorre aver pronto il nuovo sistema prima della prossima rata, prevista a giugno. Il governo si è dato poi 60 giorni di tempo per scrivere le regole di addizionale Irpef e imposta di soggiorno, ma una clausola permette ai comuni di agire sulla leva fiscale anche se i regolamenti non arriveranno.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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