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NOVITÀ NORMATIVE

LE NOVITA' DAL 2011 AL 2014 PER I BILANCI COMUNALI.

L'imposta di soggiorno e quella di scopo, oltre all'Imu secondaria completano il nuovo quadro della fiscalità comunale disegnato dal decreto attuativo del federalismo, varato in via definitiva dal consiglio dei ministri di giovedì. Ma solo l'Imposta municipale secondaria (che potrà accorpare fino a 18 tributi oggi applicati dai comuni) costituisce una novità. Mentre le altre forme di prelievo erano già presenti nel panorama della fiscalità locale.
L'imposta di soggiorno, infatti, costituisce già una realtà per il comune di Roma che, grazie all'art. 14, comma 16, lettera e) del dl n. 78 del 2010 per primo ha potuto approvare il regolamento e applicare l'imposta nel proprio territorio. A parte comunque questa prima anticipazione, si deve ricordare che i primi tentativi di introdurre tale imposta risalgono all'iter legislativo di approvazione della legge finanziaria per l'anno 2007, durante il governo Prodi. Tentativo che, però, fallì sul nascere data la forte opposizione che il progetto incontrò da parte delle categorie delle strutture ricettive.
Oggi l'art. 4 del testo sul federalismo municipale consente ai comuni capoluogo di provincia, alle unioni dei comuni nonché ai comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o città d'arte, la possibilità di istituire, con deliberazione del consiglio, un'imposta di soggiorno a carico di coloro che alloggiano nelle strutture ricettive situate sul proprio territorio. Anche in questo caso la disciplina del tributo è affidata ad un regolamento governativo, da adottarsi entro 60 giorni; se ciò non avviene i comuni possono comunque adottare i regolamenti istitutivi del tributo. Il regolamento comunale:
- dovrà fissare i criteri di gradualità di applicazione del tributo in proporzione al prezzo corrisposto alle strutture ricettive;
- dovrà definire la misura dell'imposta che può essere determinata fino a un massimo di 5 euro per notte di soggiorno;
- potrà prevedere che l'imposta sostituisca in tutto o in parte gli eventuali oneri imposti agli autobus turistici per la circolazione e la sosta nell'ambito del territorio comunale. Resta tuttavia ferma la facoltà di disporre limitazioni alla circolazione nei centri abitati ai sensi dell'art. 7 del dlgs n. 285 del 1992, recante il codice della strada.
Le novità contenute nella disposizione in esame sono quelle che consentono al comune di disporre per regolamento:
- modalità applicative del tributo ulteriori rispetto a quelle definite dal regolamento governativo;
- esenzioni e riduzioni per particolari fattispecie o per determinati periodi di tempo.
La norma precisa che, in questi casi, il regolamento deve essere adottato, ai sensi dell'art. 52 del dlgs n. 446 del 1997, sentite le associazioni maggiormente rappresentative dei titolari delle strutture ricettive. A questo proposito ci si sofferma sul fatto che la facoltà di introdurre ulteriori modalità applicative del tributo, nonché quella di prevedere riduzioni per particolari fattispecie o per determinati periodi di tempo, già rientrano nella previsione generale dell'art. 52 del dlgs n. 446 del 1997 che consente agli enti locali di apportare modifiche regolamentari che non contrastino con il disposto del comma 1 della norma stessa. In conclusione l'unico ampliamento delle facoltà riconosciute ai comuni dal comma 3 dell'art. 4 del testo sul federalismo municipale riguarda l'attribuzione agli enti locali del potere di riconoscere esenzioni.
L'imposta potrebbe essere annoverata tra i tributi di scopo, poiché le disposizioni contenute nell'articolo vincolano il relativo gettito al finanziamento degli interventi in materia di turismo, di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali ed ambientali locali, nonché dei relativi servizi pubblici locali. L'imposta di scopo, contenuta nell'art. 6, affonda invece le sue radici nell'art. 1, comma 145, della legge finanziaria per l'anno 2007, ed un regolamento governativo da adottare, d'intesa con la Conferenza stato-città ed autonomie locali, entro il 31 ottobre 2011, dovrà procedere alla revisione dell'imposta prevedendo:
a) l'individuazione di opere pubbliche ulteriori rispetto a quelle indicate nel comma 149 dell'art. 1 della legge n. 296 del 2006;
b) l'aumento, sino a 10 anni, della durata massima di applicazione dell'imposta stabilita dal comma 147 del citato articolo 1 della legge n. 296 del 2006;
c) la possibilità che il gettito dell'imposta finanzi l'intero ammontare della spesa dell'opera pubblica da realizzare.
La norma ribadisce, alla fine, che resta in ogni caso fermo l'obbligo di restituzione del tributo nel caso di mancato inizio dell'opera entro 2 anni dalla data prevista dal progetto esecutivo, previsto dal comma 151 del citato art. 1 della legge n. 296 del 2006.
L'imposta municipale secondaria, che debutterà nel 2014, rappresenta un'interessante accorpamento delle altre entrate attualmente esistenti nella fiscalità locale, vale a dire:
- la tassa per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche (Tosap);
- il canone di occupazione di spazi ed aree pubbliche (Cosap);
- l'imposta comunale sulla pubblicità e i diritti sulle pubbliche affissioni (Icpdpa);
- il canone per l'autorizzazione all'installazione dei mezzi pubblicitari (Cimp).
La disposizione prevede, inoltre, che l'addizionale alla Tarsu, la cosiddetta ex-Eca, è abolita a decorrere dall'introduzione del tributo secondario.
Anche per l'imposta municipale secondaria la disciplina generale è rinviata ad un regolamento governativo, da adottare d'intesa con la Conferenza stato-città autonomie locali nel rispetto dei criteri indicati dall'art. 11. Tra questi rientrano anche quelli che stabiliscono la non obbligatorietà dell'istituzione del servizio di pubbliche affissioni e l'individuazione di idonee modalità, anche alternative all'affissione di manifesti, per l'adeguata diffusione degli annunci obbligatori per legge, nonché per l'agevolazione della diffusione di annunci di rilevanza sociale e culturale.
Il regolamento governativo dovrà emanare norme specifiche in materia di servizio sulle pubbliche affissioni e riconoscere ai comuni la possibilità di disporre esenzioni e agevolazioni.
FONTE: ITALIA OGGI

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