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NOVITÀ NORMATIVE

TAI / TARSU ED IL DECRETO LEGGE "MILLEPROROGHE".

Il decreto legge "milleproroghe" (194/2009) blocca fino al 30 giugno 2010 il passaggio dalla Tarsu alla Tia prevista dal Codice ambientale.
L'articolo 5, comma 2-quater della legge 13/09 consente ai comuni di passare a Tia qualora non venga approvato il regolamento ministeriale previsto dall'articolo 238 del Dlgs 152/06, il cui termine è stato prima fissato al 30 giugno 2009, poi prorogato a fine 2009 con il Dl 78/09 e oggi rinviato al 30 giugno 2010 dal Dl 194/09.
La proroga impedisce ai comuni di fare un salto nel buio poiché in mancanza del regolamento statale le uniche disposizioni vigenti sono contenute nel Dpr 158/99 (metodo normalizzato) con la necessità quindi di coprire integralmente i costi del servizio a cui vanno aggiunti anche quelli amministrativi, di accertamento, riscossione e altri, oggi non coperti con la Tarsu; senza considerare, poi, l'assenza di parametri applicativi certi.
Tuttavia il riferimento al 30 giugno 2010 non può essere inteso come possibilità di passare alla Tia dal 1° luglio, e ciò per due ragioni fondamentali. Innanzitutto è impensabile, da un punto di vista operativo, gestire in una medesima annualità due entrate diverse, i primi sei mesi Tarsu e gli altri sei Tia. Inoltre, un'eventuale modifica regolamentare adottata dopo il 30 giugno 2010 avrebbe efficacia solo dal 1° gennaio 2011, per effetto dell'articolo 52, comma 2, del Dlgs 446/97. Per essere efficace quest'anno, dunque, il decreto ministeriale deve arrivare in tempo per modificare i regolamenti comunali entro il termine fissato per l'approvazione del bilancio di previsione (quest'anno è il 30 aprile) con efficacia retroattiva al 1° gennaio 2010.
Senza questa condizione, la norma si traduce in un congelamento del regime a tutto il 2010 e un ulteriore slittamento al 2011 del cambio dalla Tarsu alla Tia (salvo ulteriori proroghe).
Occorre inoltre considerare che una fonte secondaria non può disciplinare gli effetti prodotti dalla sentenza 238/09 della Corte costituzionale, che ha dichiarato la natura tributaria della Tia e ha fatto una serie di osservazioni utili per l'applicazione del prelievo, che però richiederebbero alcune previsioni legislative, come la necessità di sanzionare i casi di omessa o infedele denuncia senza ricorrere al Dlgs 267/2000, oppure la revisione dei rapporti tra comuni e soggetti gestori del servizio.
È vero che la Consulta si è pronunciata solo nei confronti della Tia del Dlgs 22/97, lasciando impregiudicata la questione sulla tariffa del Dlgs 152/06, ma per quest'ultima dovrebbero valere le stesse considerazioni dal momento che si tratta di due prelievi aventi struttura sostanzialmente analoga; peraltro il Dlgs 152/06 introduce alcuni elementi (gli "indici reddituali") che accentuano la natura tributaria della nuova tariffa.
Non va tra l'altro ignorato che il Codice ambientale chiama in causa un nuovo soggetto, l'autorità d'ambito, che dovrà determinare la tariffa e approvare il piano finanziario subentrando quindi ai comuni nella gestione dell'entrata. È necessario pertanto un intervento legislativo che ponga fine all'attuale incertezza sulla tassazione sui rifiuti, che si profila fortemente critica anche a causa dell'imminente partenza di una nuova tariffa per le attività economiche - introdotta dall'articolo 2, comma 26 del Dlgs 4/08 e più volte differita - che dal prossimo 13 febbraio dovrebbe costituire l'unica forma di tassazione per i produttori di rifiuti assimilati agli urbani, ma sulla quale permangono tuttora una serie di dubbi applicativi.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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