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NOVITÀ NORMATIVE

IVA TERRITORIALE: A REGIME DAL 2013.

L'assegnazione territoriale dell'Iva si fa in quattro, e fissa al 2013 l'appuntamento per la propria applicazione a regime sia nelle regioni sia nei comuni.
L'Iva è lo snodo cruciale delle compartecipazioni, e tra quota regionale e quota comunale mette in circolo circa 53 miliardi di euro all'anno. Per i primi due anni, la fetta dell'imposta assegnata ai governatori rimane al 44,7%, e non cambia nemmeno le modalità di distribuzione.
La svolta deve avvenire nel 2013, e consiste nell'assegnare a ogni amministrazione una parte dell'imposta che nasce del suo territorio per trasformare la compartecipazione dal «bancomat» che è oggi (l'aliquota è cresciuta negli anni insieme alle spese delle regioni, e a prescindere dal reale gettito locale) a un incentivo alla «responsabilità» dei governatori: le entrate, secondo le intenzioni del governo, cresceranno insieme al gettito effettivo della regione, e non a caso proprio sull'Iva si eserciterà il nuovo impegno anti-evasione delle regioni previsto dallo stesso decreto legislativo.
Per trasformare la teoria in pratica, la versione finale del decreto prevede un sistema complesso, che distingue appunto quattro modalità diverse a seconda del tipo di compravendita che genera l'Iva. Nella cessione di beni, la «targa» dell'Iva coinciderà con quella del luogo in cui avviene la transazione, e quando si tratta di un immobile sarà la sua ubicazione a decidere la destinazione del gettito. In questi due casi, quindi, non si terrà conto del domicilio del consumatore, che diventerà invece cruciale quando l'imposta nasce per la prestazione di un servizio.
Un criterio a parte, poi, governerà i «beni e servizi non di mercato», cioè gli acquisti delle pubbliche amministrazioni e del terzo settore. Questa voce si trasformerà in un «fattore di correzione», ancora da definire nei dettagli, per evitare prima di tutto che il peso delle pubbliche amministrazioni concentri il gettito Iva su Roma
Questa strategia ha due anni di tempo per essere tradotta in regole puntuali, secondo una procedura ampia che coinvolgerà Palazzo Chigi, tre ministeri (Economia, Riforme e Rapporti con le regioni), la conferenza stato-regioni, la commissione tecnica per il federalismo e le commissioni "economiche" di camera e senato. Il decreto che ne uscirà, con tanto di relazione tecnica sugli effetti del «principio di territorialità», offrirà il sistema che a regime dovrebbe essere applicato anche all'Iva dei comuni. Nell'attesa, per i primi due anni, a ogni sindaco finirà una quota dell'imposta regionalizzata proporzionale agli abitanti del suo comune.
Il pilastro di tutto il sistema restano le dichiarazioni Iva, con il quadro Vt chiamato a identificare la regione di nascita dell'imposta. Una base, quest'ultima, che oggi sta richiedendo un lavoro di affinamento più complesso di quanto previsto inizialmente (si spiega così anche il rinvio al 30 giugno dei preventivi dei comuni, che ancora non conoscono la loro quota 2011); per evitare sorprese, il parere depositato ieri chiede al governo di individuare «forme più idonee» per introdurre sanzioni nei confronti di chi non compila correttamente il quadro Vt.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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