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NOVITÀ NORMATIVE

INCARICHI DIRIGENZIALI SOLO CON PRECISI REQUISITI

Anche per la Corte dei conti si stringono le maglie nei confronti dell'affidamento di incarichi dirigenziali a dipendenti privi di qualifica dirigenziale. L'effetto del dlgs 150/2009 è di comprimere significativamente il campo, se non di annullarlo del tutto, di questa modalità di gestione degli incarichi.
A confermarlo è il parere della Corte dei conti della Lombardia 12/11/2009, n. 1001, che evidenzia la necessità del possesso congiunto almeno della laurea e di un'esperienza lavorativa almeno quinquennale, per poter attribuire incarichi dirigenziali a contratto a dipendenti privi di qualifica dirigenziale, ai sensi dell'articolo 110 del dlgs 267/2000. La sezione si è pronunciata in risposta ad un parere sulla possibilità di attribuire incarico dirigenziale ai funzionari, in base ad una selezione interna che consentisse di partecipare ai dipendenti in possesso della laurea e di un'esperienza lavorativa quinquennale nella categoria D, nonché ai dipendenti inquadrati nella medesima categoria, che pur privi di laurea, disponessero di una «comprovata qualificazione professionale, desumibile da concreta e almeno decennale esperienza in funzioni di rilievo organizzativo o professionale nelle materie oggetto di incarico».
Il parere della sezione non poteva che essere negativo.
Anche nel regime normativo antecedente al dlgs 165/2001 il requisito della laurea non poteva che considerarsi obbligatorio. Sono state negli anni proposte letture distorte dell'articolo 19, comma 6, del dlgs 165/2001, mirate a desumere che esso consentisse incarichi a contratto anche a soggetti privi di laurea. In effetti, tuttavia, poiché lo scopo della norma è incrementare il tasso di professionalità di un ente, immaginare che tale risultato potesse essere ottenuto da soggetti privi del massimo titolo di studio previsto dall'ordinamento era oggettivamente fuorviante. D'altra parte, appariva assurdo che il legislatore imponesse la specializzazione universitaria per gli incarichi di collaborazione, ma potesse tollerare incarichi dirigenziali a soggetti privi di laurea. La lettura e applicazione serena e misurata delle norme non avrebbe certo richiesto interventi normativi ulteriori, per evidenziare l'illegittimità di norme finalizzate, al contrario, a creare percorsi di carriera dirigenziali per soggetti non laureati. Ciò, in particolare, per gli enti locali, posto che l'articolo 110, commi 1 e 2, del dlgs 267/2000, consente gli incarichi a contratto ma fermi restando in ogni caso in capo ai destinatari i requisiti per l'accesso tramite concorso, ovvero la laurea.
Il parere evidenzia che le modifiche apportate dal dlgs 150/2009 all'articolo 19, comma 6, del dlgs 165/2001, adesso applicabile anche agli enti locali, non lasciano più adito a dubbi: «Deve essere testualmente richiesta la compresenza di entrambi i presupposti, titolo di laurea ed esperienza lavorativa, ai fini della sussistenza della particolare e comprovata qualificazione professionale necessaria per il conferimento».
La Corte, tuttavia, si sofferma sull'obbligo incombente sulle amministrazioni locali di adeguare i propri statuti e regolamenti di organizzazione ai principi generali sulla dirigenza, contenuti nel dlgs 165/2001, affermando che si tratta di una «necessità». In effetti, tale vincolo discende dalla circostanza che tali disposizioni applicano i principi di organizzazione direttamente discendenti dall'articolo 97 della Costituzione, nonché il ridisegno degli incarichi dirigenziali voluto dalla legge 15/2009, allo scopo di limitare lo spoils system, come indicato dalle sentenze della Corte costituzionale 103 e 104 del 2007. E certamente, gli incarichi dirigenziali a contratto sono un elemento fondante dello spoils system. Il parere non giunge, tuttavia, ad affermare un inevitabile corollario a quanto esso conclude.
La laurea e l'esperienza lavorativa quinquennale sono requisiti necessari, ma non sufficienti per gli incarichi a contratto, anche a dipendenti dell'ente. Infatti, la novella al comma 6 dell'articolo 19 salda inscindibilmente le concrete esperienze di lavoro maturate, con una specifica «eccellenza» del curriculum. Inoltre, l'eliminazione dall'ordinamento di procedure interamente riservate per le progressioni di carriera, sostituite, ai sensi dell'articolo 97 della Costituzione, da concorsi pubblici, rende l'incarico dirigenziale a dipendenti interni privi di qualifica dirigenziale in rotta irrimediabile di collisione con la Costituzione ed i principi enunciati dalla riforma-Brunetta.
FONTE : ITALIA OGGI

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